lunedì 22 maggio 2017

Evento pubblico del “Progetto PRODITERR@"

       26 maggio 2017, ore 10.00 -

CASTELVETRANO, Trapani,  

presso IPSEOA


- Istituto di Stato per lEnogastronomia
e lOspitalità Alberghiera V. Titone
Evento pubblico del Progetto PRODITERR@ - Prodotti, identità e territorio: un
Sistema Informativo Geografico per la valorizzazione dei prodotti enogastronomici tipici della Valle del Belìce

  






























La manifestazione sarà dedicata alla presentazione dei risultati finora conseguiti dal Progetto Proditerr@, in particolare nell’ambito del “Laboratorio Proditerr@ - Conoscere i prodotti tipici e le eccellenze enogastronomiche per Saper Comunicare il Patrimonio alimentare della Valle del Belìce” e delle attività di mappatura del paniere di prodotti tipici realizzata in collaborazione con i Produttori agricoli e le Aziende agroalimentari della Valle del Belìce.
Il programma dell’evento prevede a partire dalle ore 10.00 i Saluti istituzionali e dei Partner del Progetto, il racconto dell’esperienza laboratoriale a cura degli Studenti e dei Docenti dell’IPSEOA, un focus sullo stato di avanzamento della Piattaforma web Proditerr@ (www.proditerra.eu), alcuni interventi di Ospiti istituzionali ed Esperti del settore della ricerca, della cultura e dell’informazione, e le Voci dei Produttori e delle Aziende agroalimentari.
Una breve performance di musica popolare tratta dal Progetto musicale “Fatti di terra”, concluderà il programma della mattinata di confronti, riflessioni e spunti condivisi.
A seguire si svolgerà un pranzo a buffet preparato dai Docenti e dagli Studenti dell’IPSEOA, che sarà abbinato alla degustazione di alcune Eccellenze enogastronomiche della Valle del Belìce.
La presentazione delle ricette tipiche sarà affidata alla voce degli stessi Docenti e Studenti che hanno preso parte al Laboratorio Proditerr@, e l’illustrazione di caratteristiche, luoghi di
produzione e tecniche di trasformazione dei prodotti tipici sarà curata in prima persona dai rispettivi Produttori.
L’evento è organizzato dall’Associazione Me.R.I.D.I.E.S., project leader del Progetto Proditerr@, in stretta collaborazione con l’Istituto di Stato per l’Enogastronomia e l’Ospitalità Alberghiera V.Titonedi Castelvetrano, e con i Produttori e le Aziende della Valle del Belìce che stanno cooperando al Progetto Proditerr@.
L’auspicio è quello di poter formalizzare, diffondere e condividere con tutte le Comunità del territorio e i loro Ospiti, alcuni messaggi propositivi per la prosecuzione del Progetto Proditerr@.

Progetto Proditerr@
Il Progetto PRODITERR@ è coordinato dallAssociazione Me.R.I.D.I.E.S. - Meetings, Researches and Initiatives for the Development of Identitary Environments and Societal systems, ed è in corso di realizzazione grazie ad un finanziamento della Regione Siciliana - Assessorato Regionale della Famiglia, Dipartimento della famiglia e delle politiche sociali (Bando Giovani protagonisti di sé e del territorio - CreAZIONI giovani” – Linea di intervento n. 2 Tradizionalmente). Alla realizzazione del Progetto PRODITERR@ partecipano lI.P.S.E.O.A. - Istituto Professionale Statale per lEnogastronomia e lOspitalità Alberghiera di Castelvetrano (TP), lAssociazione Rete Museale e Naturale Belicina, e alcuni Produttori agricoli e Aziende agroalimentari della Valle del Belìce.
Nuove iniziative di cooperazione si stanno avviando inoltre con altri organismi di promozione culturale e sviluppo territoriale della Valle del Belìce, tra cui lAssociazione Prima Archeologia del Mediterraneo.
Lobiettivo primario del progetto è la realizzazione della Piattaforma Proditerr@ dedicata al coinvolgimento e alla partecipazione delle Comunità della Valle del Belìce, della Scuola, delle Reti culturali e delle Filiere agroalimentari, nei processi di promozione attiva e valorizzazione delle tradizioni, dei saperi, delleconomia e dei territori interessati. La Piattaforma Proditerr@ si compone di un portale web e di un sistema informativo territoriale tra loro integrati, in corso di implementazione e completamento a cura dellAssociazione Me.R.I.D.I.E.S., a supporto della costruzione di una nuova base di conoscenze sistemiche sulla Valle del Belìce e a vantaggio dello sviluppo di una Rete innovativa di interazioni tra il settore produttivo, le istituzioni scolastiche e culturali, gli enti locali, il settore della Ricerca, il professionismo e le comunità territoriali.
Un’ulteriore attività fondamentale per il Progetto è stata realizzata attraverso il “Laboratorio
Proditerr@ - Conoscere i prodotti tipici e le eccellenze enogastronomiche per Saper Comunicare
il Patrimonio alimentare della Valle del Belìce”, incentrato sullo studio e sulla conoscenza avanzata del paniere dei prodotti tipici, e sulla rivisitazione di alcune ricette gastronomichetradizionali, reinterpretate dai Docenti e dagli Studenti dell’IPSEOA “V. Titone” di Castelvetrano.
Il completamento delle attività del Progetto PRODITERR@ e il sostegno concreto alla promozione e valorizzazione condivisa delle produzioni tipiche, si stanno attuando soprattutto attraverso il coinvolgimento attivo e la partecipazione dei Produttori e delle Aziende, insieme ai quali il Team di progetto intende promuovere la Piattaforma PRODITERR@ anche in veste di Marketplace 2.0 della Valle del Belìce e, dunque, di vetrina delle Aziende virtuose che si distinguono, in particolare,per il loro impegno nello sviluppo e nellinnovazione del territorio, nel rispetto della Tradizione.


giovedì 18 maggio 2017

A Bari il convegno di RRN su "Innovazione e conoscenza nello sviluppo rurale"


                              E' Bari la città che ha ospitato la premiazione del "Concorso di idee d'innovazione per l'agricoltura del Sud" promosso dal MIPAAF nell'ambito della Rete Rurale Nazionale. Delle oltre 100 proposte pervenute,  ne sono state premiate  6. 
                             Un’iniziativa promossa dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, nell’ambito del Programma Rete Rurale Nazionale, per stimolare la più ampia partecipazione alla creazione e condivisione di soluzioni nuove per l’agroalimentare del Meridione.
Tra i premiati:
Il progetto SERVAGRI Robot è nato di una collaborazione tra l’Istituto di Istruzione Superiore “A-Ruiz” di Augusta, il GAL Eloro, IRS Ingegneria Ricerca e Sistemi e G.I.S. Service, nell’ambito di una convenzione per un percorso di alternanza scuola lavoro che ha posto e basi per uno studio delle problematiche inerenti al settore agricolo affrontate nell’ottica di una proficua collaborazione tra scuola e comparto agricolo produttivo attraverso l’applicazione di nuove tecnologia al settore dell’agricoltura di qualità.
 Il progetto, grazie all’applicazione dei concetti di “Agricoltura di Qualità e Precisione”punta ad applicare quel concetto di “Tracciabilità di filiera”secondo il quale si identificano le aziende che hanno contribuito alla formazione di un dato prodotto alimentare. Tale identificazione è basata sul monitoraggio dei flussi materiali “dal campo alla tavola”, cioè dal produttore della materia prima al consumatore finale”.
Gli altri progetti premiati sono stati prodotti da centri di ricerca e Università italiane.













Le migliori idee   illustrate con poster esposti al pubblico e quelle che si sono aggiudicate i primi sei posti sono state presentate e premiate. Il convegno è stato anche l'occasione per fare una prima verifica delle azioni dei Programmi di Sviluppo Rurale e del MIPAAF a sostegno della diffusione della conoscenza con particolare riferimento al Partenariato Europeo per l'Innovazione "Produttività e sostenibilità dell'agricoltura" (PEI AGRI). 

 Le tematiche affrontate durante il convegno
L‘appropriabilità dell’innovazione
Gianluca Nardone, direttore generale del dipartimento agricoltura della Regione Puglia (33milioni di spesa programmata sull’innovazione, il 2% sul totale Psr; solo 8 Gruppi operativi “prenotati”) descrive un’esperienza regionale partita dall’analisi dei fabbisogni per individuare tematiche veramente innovative, in grado di assicurare benefici reali ai produttori. Nardone, una carriera brillante come professore ordinario di politica agraria all’Università di Foggia prima di approdare alla direzione generale del dipartimento regionale all’Agricoltura, ammette di credere maggiormente nell’efficacia del modello americano degli extension service per la diffusione dell’innovazione, ma ha le idee chiare sugli obiettivi richiesti ai gruppi operativi. “Daremo la precedenza: 1) ai progetti più diffusi, quelli con il maggior numero di imprenditori agricoli coinvolti (la misura ha del resto l’obiettivo dichiarato della cooperazione); 2) a quelli in grado di  dare un contributo decisivo anche in termini di public procurement (ad esempio l’adozione su vasta scala dei Dss come grano.net, sulla scorta di precedenti esempi positivi registrati nella gestione della misura 124 del precedente Psr, assicura efficacia nel raggiungimento degli obiettivi sia privati che pubblici imposti dal Pan, piano nazionale per l’uso sostenibile degli agrofarmaci; e infine 3) a progetti con una forte impronta Ict , in grado di realizzare una multifunzionalità hightech (anche qui i Dss sembrano assumere un ruolo privilegiato)”. Soprattutto Nardone ha in mente un modello di innovazione che veda gli agricoltori veramente protagonisti (“agriculture first”). Storicamente i vantaggi assicurati in termini di maggiore qualità e di maggiore resa assicurati dalla valorizzazione dell’innovazione non rimangono infatti all’agricoltore, ma vengono trasferiti a monte lungo la filiera dei fornitori di mezzi tecnici. Per questo il direttore generale della Regione Puglia punta all‘appropriabilità dell’innovazione attraverso un modello in cui agli imprenditori  che fanno parte dei Go venga assicurata l titolarità di ciò che contribuiscono a sviluppare. Ad esempio tramite la brevettazione o comunque attraverso la valorizzazione del loro know-how. Idee forti e  originali che per ora si scontrano con un ritardo nell’applicazione della misura.
La Regione più speedy
Mario Montanari, dirigente della Regione Emilia-Romagna spiega la partenza a razzo dell’Emilia-Romagna (52 Go già in corso più 86 selezionati dal secondo bando chiuso il 31 marzo, 50 milioni stanziati nell’innovazione, pari al 4% del Psr ) e attribuisce questo successo all’organizzazione produttiva regionale e agli spunti arrivati dalla filiera agricola, da interlocutori delle varie accademie, centri di ricerca e organizzazioni di categoria. “La scelta di attivare da subito  i Go, saltando la fase di setting up è stata premiante. Ma è stato utile il fatto che siamo la regione partita prima con il Psr: nel 2011 abbiamo capito che il modello della misura cooperazione per l’innovazione si sposava bene con una struttura di ricerca in agricoltura che fino a quel momento era finanziata da una specifica legge regionale. Il nostro Psr è stato il primo ad essere autorizzato dall’Ue . Ciò ha dato la possibilità di far collimare i Go con gli obiettivi dichiarati di politica agricola (sostenibilità, contrasto al climate change). Ma un numero così elevato di Go non rischia di disperdere le risorse in troppi rivoli, vanificando l’efficacia e soprattutto la durata dell’impegno? “Questo è un rischio che abbiamo evitato tramite il finanziamento di progetti di filiera più”corposi” tramite la misura 16.2″.
Un approccio bottom-up
Opposta la considerazione di Giorgio Trentini , dirigente della Regione Veneto (20 milioni all’innovazione, 1,66% del Psr, 26 Go prenotati). “Abbiamo appena concesso una proroga di un mese per lo setting up (o innovation brokering, come è chiamato in Veneto)”. Il Veneto ha infatti attivato entrambi i percorsi previsti da Bruxelles: quello diretto di costituzione dei Go, e quello indiretto sulla selezione di idee. “L’obiettivo è quello di costituire e accompagnare 10-12 progetti di innovation brokering. e questo secondo percorso è quello che si sta dimostrando più efficace nell’individuare e dare seguito alle esigenze individuate dai produttori, si tratta quindi della scelta da privilegiare.
Una fase di “accompagnamento” che nella regione Marche (13,5 milioni ; 2,5% del Psr; 28 Go prenotati) è partita addirittura preliminarmente, nella fase di animazione dei Go.  Andrea Bordoni, dirigente regionale, spiega che le tre tappe di un approccio fortemente bottom-up (animazione, setting up, attivazione dei Go) ha consentito di accomunare le esperienze individuando con maggiore efficacia i settori di intervento che, in una regione multi colturale come le Marche, deve guardare alle diverse esigenze territoriali.
Luciano Concezzi, del Parco tecnologico 3a dell’Umbria mette in luce le forti differenze rispetto alla precedente misura 124: il partenariato e la disseminazione. Ma anche nodi più difficili da sciogliere come il fatto che possano bastare due soggetti (produttore e fornitore di innovazione) per mettere in piedi un progetto, mentre il ruolo del consulente e dell’innovation broker non sono ben definiti.   Il ruolo di parco 3 a  è stato tecnico amministrativo per 40 progetto, e partner in 80 progetti, ) . “La 124 è stata veramente importante in Umbria. Su 120 progetti attuati il Parco ha assunto il ruolo di riferimento in 40 e di partner nei rimanenti 80. I risultati in termini di diffusione e di ricaduta sono stati importanti per un tessuto produttivo costituito da numerosi medi e piccoli produttori. Un aspetto giudicato critico per la misura 16,1 umbra è quello relativo alla necessità di costruire una società di scopo per costituire un Go e accedere ai finanziamenti, mentre nelle altre regioni è sufficiente la formula dell’associazione temporanea (Ati o Ats). “Per gestire cifre pari a 600mila euro in tre anni può risultare un vincolo eccessivo”.
Consulenza e trasferimento tecnologico
Per Paolo Rendina, tecnico consulente del CadirLab Piemonte la parola chiave dell’esperienza del partenariato per l’innovazione è “filiera”. “La consulenza è spesso la cenerentola dell’innovazione in Italia. Invece ha un ruolo fondamentale nell’attivazione e nel buon funzionamento dei Go”. un ruolo che le Regioni però devono favorire e sostenere. “L’interpretazione del bando del Piemonte non è stata facile, le priorità non sono definite con precisione così come gli ambiti di intervento. Illuminante però è il ruolo di formazione e informazione della rete rurale in tal senso. Attendiamo l’esito dei bandi”.
Secondo Sergio Menapace, direttore della fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige (Tn) il ruolo del Pei Agri è essenzialmente di trasferimento tecnologico. Una funzione che è nel DNA della Fondazione Mach e che le ha consentito di essere animatore di 5 dei 9 progetti attivati dalla Provincia di Trento:
fonte TerraeVita

 Infine la premiazione


https://www.youtube.com/watch?v=3dd7tfi7X2E 







lunedì 15 maggio 2017

Agricoltura senza campagna


                                                               di   Giuseppe Bivona 

                       
                                   Storicamente, nelle famiglie contadine più o meno facoltose,vigeva un criterio selettivo che impegnava il futuro dei propri figli: se erano svegli, perspicaci e intelligenti ,studiavano e veniva loro assicurata la carriera di medico,avvocato,ingegnere o ,se aveva la vocazione, ad alto prelato. Chi “non aveva testa”o difficoltà ad applicarsi ,restava in campagna, a curare e gestire la proprietà agricola .
Così nel tempo si  sedimentò  e consolidò nel settore agricolo, attraverso una sorta di selezione al ribasso una “debolezza  culturale”, che ha contribuito, non poco a marginalizzare l’agricoltura e relegarla tra le attività neglette,la cenerentola. Ma vi è di più . Quando poi furono istituiti le scuole di agraria e l’agronomia elevata a dignità  professionale, molti giovani, nel rifuggire  i corsi di studi più impegnativi , non,trovarono di meglio  che sfruttare  i facili approdi  messi a disposizione dal fertile ingegno di Arrigo Serpieri. Al ché  , il vecchio, saggio contadino avrebbe commentato: “chiama l’orvu chi t’accumpagna” “
Queste, sono certo , scherzose semplificazioni  di una realtà molto più complessa e complicata e …gli accenni volutamente paradossali, non hanno alcun intento nel mancare di riguardo verso tecnici e agricoltori  con cui intercorrono rapporti di fattiva collaborazione e profonda stima.
Tuttavia è innegabile che nella storia e nella cultura dominante ,”la campagna “ o in genere la “ruralità” sono stati termini quasi da esorcizzare, una etichetta infamante , un vissuto da cui fuggire il più lontano possibile,nella stolta convinzione chela vita agreste equivalesse  sempre e comunque a fame ,miseria ed ignoranza e che dietro il “rurale”  si celasse  il populismo reazionario , l’infido interclassismo  quello ,che ha sempre ossessionato la sinistra . Così i contadini del sud venivano identificati come “sanfedisti” , forcaioli ,sordi e insensibili ai richiami risorgimentali (ricordate i fratelli Bandiera o Carlo Pisaccane?) , o peggio, briganti ,mentre quelli del nord  passavano per “austriacanti”  Un retaggio evocato ed esaltato dal peso e dal ruolo sempre più  determinante, che la realtà urbana assolveva  nella vita politica,sociale e culturale.
E la campagna? Da tempo la nobiltà e la borghesia hanno utilizzato le tenute agricole quali occasione  d’investimento ,produzione ,prestigio,residenza di piacere  fino a che, i conflitti di classe nelle campagne e la rivoluzione industriale, non ne modificarono radicalmente sia l’assetto sociale che produttivo.
Agli inizi degli anni 70 il prof Corrado Barberis dell’Istituto di Sociologia Rurale osservava come il processo di integrazione della produzione agricola-alimentare, all’interno dell’economia nella società industriale, provocava , parallelamente e costantemente, il “divorzio”, la scissione netta tra agricoltura e ruralità ovvero si delineava sempre più una agricoltura senza….campagna.
Che cosa ne è rimasta della nostra vecchia fertile terra?. Un mero supporto fisico, un semplice ancoraggio! E gli interventi  colturali? Sono quasi esclusivamente condizionati dalla chimica,  dalla meccanica e dalle biotecnologie e destinati sempre più a sovrapporsi e/o sostituirsi, in modo invasivo, ai naturali processi biologici!
Così  l’attività e le produzioni agricole sono sempre più influenzate  ,anzi condizionate, dal mercato globale  che ne modella il paesaggio ,segnato , ormai dalla monotonia della monocultura e, consegna la “campagna “ come appendice , semplice segmento, della complessa filiera agro-industriale!
Osservate, per un istante gli allevamenti zootecnici “intensivi”, vengono catalogati come “agricoli”…..   per ovvia convenienza fiscale . Ma ci siamo chiesti che nesso mantengono con l’agricoltura? Arrivano camion carichi di mangimi e foraggi e ne escono con liquame destinato ad alimentare centrali di biogas o concimi quasi chimici (digestati e trattati) E il latte? Quasi un prodotto secondario.
Eppure , alcuni interventi di politica comunitaria,  in linea di principio ,sull’onda di emergenze ambientali e sanitarie avevano posto la giusta attenzione ad un processo di “ruralizzazione” della nostra agricoltura onde favorire principi di qualità ,rispetto dell’ambiente ,difesa del paesaggio e del patrimonio agricolo ecc .Ma come al solito rischiano di finire nel vecchio tran –tran di aiuto alle imprese e a quelli di trasformazione agro- industriale di agricoltura convenzionale  Il sostegno alla vera “ruralità “ viene vanificata dalla imposizione di adempimenti burocratici  o da pretestuosi “parametri “  pseudo –economici ,che relegano i piccoli produttori in posizione di sicuro svantaggio.
Ma è proprio vero ,come sostengono gli esponenti dell’agricoltura industriale,  che la “vera” agricoltura, che da  mangiare e sfama la gente, è quella specializzata ,industrializzata ,chimicizzata e …..il resto e roba da sognatori o di nostalgici perditempo?  
Questa agricoltura che “sfama”  la gente è un subdolo inganno: è inefficiente perché utilizza circa 10 kilocalorie per produrne 1kilocaloria . Inoltre è inquinante e sprecona Ma in queste affermazioni si nascondono pregiudizi antirurali ,per il quale la dimensione “campagnola” esprime solo  subalternità ,miseria e residualità .
Queste posizioni riaffermano che lo spazio rurale ,in senso fisico e sociale  rappresenti un ricettore passivo di valori esogeni ,gentilmente elargiti dalla società urbana .
Invece  il “rurale” è capace di esprimere oggi come ieri valori endogeni  molto più significativi, molto pertinenti,  specie in questa nostra epoca   gravata da profonde crisi da cui non sembra facile trovare vie di uscite.
Viviamo in un contesto dove i media sono tesi alla celebrazione di una immagine idilliaca delle dimensioni rurali , delle produzioni del “terroir”, in cui si assaporano o si evocano “atmosfere contadine”.In un mondo dove la maggior parte della popolazione vive in agglomerati urbani e dove l’agricoltura e la trasformazione alimentare sono talmente industrializzate, i “revival “ del Mulino Bianco, usano l’angoscia del consumatore che di fronte alla artificializazione di ogni aspetto della vita e del consumo ,desidera essere rincuorato o coccolato con rappresentazioni che sfruttano i richiami alla tradizione  al naturale  all’antico ( antico forno a legna, antico frantoio a pietra , antica osteria con cucina casalinga  ecc.)
I meccanismi della promozione dei consumi modulano abilmente ,dosandoli tra loro , i richiami alla nostalgia da una parte e la tensione schizofrenica verso l’incessante nuovo  il tecnologicamente avanzato.
Perciò lo spazio rurale non è un terreno definitivamente  pacificato tra produzione industriale (o produzioni no food) e uno spazio di consumo bucolico e compensativo ,ricreativo od emozionale  o delle de-privazioni delle condizioni stressanti  imposte dallo stile di vita  urbano-industriale . La campagna diviene ambito sociale conteso , un terreno di scontro che riguarda  l’uso dello spazio rurale , la produzione di cibo,  l’energia rinnovabile  ,le risorse culturali e genetiche  o playgrounnd per le classi medie urbane, presepe ritemprante , spazio residenziale  ,dove le attività ricreative assumono valenza educativa e sociale e si integrano con quelle produttive.
In questo contesto emergono assunti  nuovi e diversi culturalmente significativi  nati nelle nicchie ecologiche delle odierne dinamiche sociali. Sono apporti umani , esperienze maturate e sofferte , i neoruralisti  culturalmente avanzati,  legati da un lato alle esperienze familiari  ,difesa della loro identità,  ,ancoraggio solido delle proprie radici , opportunità per riappropriarsi orgogliosamente delle proprie origini . Una mia carissima amica ,madre affettuosa  è ansiosa per un futuro incerto riservato ai giovani, mi esprime non poche perplessità circa la decisione del figlio  di impegnarsi nel gestire l’azienda agricola di famiglia . Sarò molto radicale ,  ma non ho mai visto attecchire” radici “nell’asfalto cittadino ,ne tra gli scatoloni di cemento , vedo sempre più cumuli di immondizia   nauseabonda accatastate per le vie delle città. E se provassimo ad invertire il  paradigma ovvero il“criterio selettivo” espresso all’inizio con cui abbiamo aperto questo articolo ?  Le intelligenze più fervide si riverseranno nelle campagne  e saranno popolate da giovani che amano la terra ,la natura, riscopri ranno le emozioni  per la nascita di un vitello  e ascolteranno stupiti il suono emesso dalle fogli secche del mais in autunno.
Riformuleranno la cultura della “sobrietà”  attraverso il Recupero, il Risparmio, il Riciclo, il Riparare il Riutilizzare,Ristrutturare,Rivalutare .Una nuova “scienza” agricola dove non esistono discipline separate e, il pensiero cresce nell’esperienza diretta, nell’immensa sapienza…. spaziando libero  fra religione, filosofia ,climatologia  fisica, chimica…. Cosi che coltivando i campi, coltivano la loro….. anima 


domenica 14 maggio 2017

SICILIA – AD ANTONIO PRESTI IL RICONOSCIMENTO DI “AMBASCIATORE DELL’IDENTITÀ TERRITORIALE”

nucciatornatore
AD ANTONIO PRESTI IL RICONOSCIMENTO DI “AMBASCIATORE DELL’IDENTITÀ TERRITORIALE” DEL PERCORSO  BORGHI GENIUSLOCI  DE.CO.


Ma chi è Antonio Presti?

Presidente della Fondazione Fiumara d’Arte, Antonio Presti è un siciliano che ha deciso di dedicare tutto se stesso, compreso il suo patrimonio personale, al trionfo dell’arte in tutte le sue forme.
Da anni è impegnato  a creare una coscienza legata alla cultura e soprattutto ad uno spirito etico, che si formi  attraverso un rapporto differente con la bellezza.
Nato a Messina il 12 Maggio 1957, nel 1982, ancora giovanissimo,costituisce l’Associazione Culturale Fiumara d’Arte. Consapevole che il valore eccessivo attribuito al denaro è in contrasto con la sua filosofia di vita e volendo dare un importante senso all’esistenza, sceglie l’arte come dimensione che dia continuità alla vita. Decide così di dedicarsi anima e corpo alla sua vocazione di “artista” e l’arte e l’etica diventano i due obiettivi conduttori di tutte le sue scelte.
 “ Borghi GeniusLoci della Lurss.Onlus è un processo culturale  di valorizzazione del territorio e al francese “terroir” preferiamo il latino “genius loci”-afferma Nino Sutera    un equilibrio di forze ed energie caratteristico di un luogo definito e pertanto irripetibile.

Il percorso Borghi GeniusLoci De.Co., ideato dalla Libera Università Rurale Saper&Sapor Onlus, prevede un modello dove gli elementi essenziali di relazionalità sono Territorio-Tradizioni-Tipicità-(intesa come specificità)Tracciabilità e Trasparenza, che rappresentano la vera componente innovativa.
Un percorso da condividere con il territorio e per il territorio. Si tratta di un percorso che vuole salvaguardare e valorizzare il “locale”, rispetto al fenomeno della globalizzazione, la quale tende ad omogeneizzare prodotti e sapori. Nelle arti e non solo, il “GeniusLoci” rappresenta concettualmente quello “spirito” percepibile, quasi tangibile, che rende unici certi luoghi ed irripetibili certi momenti, uno spazio, un edificio o un monumento.
Non solo: il Genius Loci è anche nelle immagini, nei colori, nei sapori e nei profumi dei paesaggi intorno a noi, che tanto spesso, anche all’improvviso, ci stupiscono ed emozionano. Le persone “respirano” il genius loci di un luogo, di un ambiente quando ne hanno piena coscienza.
Ognuno di noi è attaccato ad un luogo d’infanzia, ad un ricordo, ad un affetto, a un dolce, ad un piatto. Ecco, l’obiettivo è recuperare l’identità di un luogo, attraverso le prelibatezze storiche,  culturali, etiche del territorio.

Il format GeniusLoci De.Co. è un percorso composto da 12 steps tra questi il riconoscimento di “Ambasciatore dell’identità Territoriale”

-Nell’essere onorato, afferma Nino Sutera, a nome mio e della lurss.onlus, di aver avuto il privilegio di conferire il riconoscimento ad Antonio Presti, potevamo scegliere tante  motivazioni, ma una a mio avviso sintetizza bene “l’opera indelebile di un uomo che non è fuggito dalla sua terra  e che, se pur in mille difficoltà, ha l’ambizione di cambiarla”

Tempo addietro-prosegue il dott.Sutera- avevo letto un bellissimo articolo di Nino Amadore su Il Sole 24 Ore,  dal titolo Il mecenate siciliano Antonio Presti rifiuta 80 mila euro della Regione. «Non si può sporcare la cultura», cosa che mi ha incuriosito non poco e che definisce il contorno dell’opera  quotidiana di Antonio Presti.


E’ innegabile che nell’opera di Presti ci sia tanto genius loci e tanto anima mundi, ma questo sarà oggetto di discussione del prossimo incontro -conclude Nino Sutera

sabato 13 maggio 2017

Terr@ Glocal

Nella splendida location di Casa Planeta   si è svolta la presentazione            di “ t e r r @” TerritorioEnogastronomiaRisorseRurali@mbientali percorso ITINERANTE InFormativo di glocal, moderato da Antonella Marascia Past President AIF Sicilia, segretario generale del Comune di Mazara del Vallo, docente e progettista area formazione pubblica, impegnata nei processi di innovazione, formazione e comunicazione nella P.A., autrice di articoli e pubblicazione sui temi dell’apprendimento e dello sviluppo locale. 

Dopo i saluti dell’Amministrazione Comunale nella persona del Vice Sindaco Dott. Valentina Barbera, ha introdotto i lavori Nino Sutera, Innovation brokers e ideologo del percorso.

Ecco le tematiche presentate


Valentina Scollo, Nutrizionista
Alimentazione&Salute

Gaspare Varvaro, Agronomo Componente della Consulta Agricola del Comune di Menfi
Ambiente &Territorio

Antonietta Ortolani, Insegnate e Animatrice della Libera Università Rurale
Agricoltura sociale

Antonella Migliore, Consigliere Comunale del Comune di Montevago
Paese Albergo

Alcuri Andrea Funzionario dell’ENEL Ex consigliere comunale di Menfi
Energie Rinnovabili

PATRIZIA BUSCEMI, Prof..ssa di Lingue e Presidente della Consulta delle donne
Pari Opportunità

Gaspare Ruggia, Presidente della Consulta Giovanile
Gioventù InMovimento

Giacomo Tarantino, Presentatore, autore e promotore territoriale
Territorio in un Immagine

Giuseppe Guzzetta, Libero Professionista, Animatore del Gal Terre del Gattopardo
Città Intelligenti

Giovanni Messina, dottore di ricerca in Economia Territorio e Sviluppo, giornalista pubblicista.
Cibo & Letteratura

Michele Dimino, di Banca Mediolanum
Etica&Finanza

Giuseppe Bivona, Agronomo, Giornalista e Presidente della Libera Università Rurale ha curato le conclusioni

Cos’ è Terr@ ? Piccoli gruppi per grandi idee, un viaggio itinerante e intrigante, per approfondire tematiche d’interesse comune, costruendo il percorso formativo e portandolo avanti in situazione di sostanziale autoapprendimento. Uno spazio di riflessione, persone di diversa estrazione ed esperienza s’incontrano per presentare la propria esperienza, per elaborare idee, proposte e progetti comuni, ma anche uno spazio come sinonimia di un’agire creativo.
Perchè? L’ambizione è di avvistare in maniera partecipata e condivisa idee, proposte, tale da divenire per il prossimo futuro un modello da seguire, aperto a tutti i soggetti socio – economici, ed ai singoli cittadini, che sono interessati e vogliano cimentarsi sul futuro sostenibile del proprio territorio.In questa prospettiva, il territorio non deve essere considerato semplicemente come luogo fisico, ma esso rappresenta soprattutto una comunità collettiva, ricca di saperi e competenze diffusi tra i vari attori, dalle istituzioni pubbliche alle organizzazioni, dalle associazioni, ai singoli cittadini.
Quale tematica? terr@ affronterà le tematiche legate a Ambiente&Territorio-Etica&Finanza- Pari Opportunità-Energie Rinnovabili-Paese Albergo-Territorio in un Immagine-Agricoltura Sociale-Città Intelligenti-Cibo&Letteratura- Differenziamoci-GioventùInMovimento-Agricoltura&Alimentazione
La metodologia? Seminari, focus group, session poster, talk show.  finalizzati a presentare proposte di sviluppo territoriale.
I partner? portatori di interessi economici, sociali e culturali.
                Aver saputo interpretare le esigenze e le richieste diffuse di disseminare conoscenze e informazioni, tramutandoli in un fatto concreto è destinato ad essere consegnato alla storia di questa terra, ecco allora come un iniziativa nasconde l’ambizione per tramutarsi in un metodo condiviso, afferma Nino Sutera.
Prossima tappa   a Montevago parleremo di Paese Albergo.

venerdì 12 maggio 2017

“Nullus locus sine genio” e i Borghi GeniusLoci De.Co.

“Nullus locus sine genio” e i  Borghi GeniusLoci De.Co.


                          “Certo. La bellezza è il nostro più grande asset. È chiaro che l’Italia dovrebbe investire nella bellezza, invece lasciamo da parte questo capitale, lo trascuriamo, lo viviamo con poco entusiasmo. Il nostro paesaggio è bello perché antropizzato. Provate ad immaginare un Mediterraneo senza Italia. Noi siamo messi lì tra le civiltà nordiche, quelle arabe e spagnole, non potevamo che essere una culla di civiltà. In questo senso il mare nostrum è quello che definisco un “consommé di cultura”. Noi abbiamo un dovere di riconoscenza verso il nostro passato“.(Renzo Piano)
Il termine genius loci, di origine latina, definisce letteralmente il “genio”, lo spirito, l’anima di un luogo è caratterizza l’insieme delle peculiarità sociali, culturali, architettoniche, ambientali e identitarie di una popolazione e l’evoluzione di quest’ultima nel corso della storia. E’ quell’unicum che caratterizza la destinazione, quella particolare atmosfera che rende un posto così speciale agli occhi del visitatore
Per trovarlo bisogna saper ascoltare, osservare, riconoscere. Tutto questo rientra nei cosiddetti “fattori di attrazione” di una luogo, nelle attrattive di un territorio che portano poi il turista a scegliere un posto piuttosto che un altro. Identificare il genius loci di un luogo non è cosa semplice, prevede un percorso culturale che miri ad indagare e studiare a fondo la cultura autoctona, le sue peculiarità, le sue problematiche.
Tuttavia spesso il genius loci viene snaturato, sconvolto, quasi cancellato quando il turismo e le strategie sottese perseguono solamente logiche economiche, senza tener conto di tutti quei fattori, elencati in precedenza, che differenziano un luogo da un altro e lo rendono unico, non replicabile. La popolazione locale, deve essere convinta protagonista di questo processo diriscoperta delle origini, se si vuole poi aprirsi agli altri e raccontare chi eravamo.
È la popolazione, con le sue tradizioni, le sue dinamiche sociali, i colori, i suoni e gli usi e costumi, che rende unica l’identità di un luogo. In un certo senso, per ritrovare il genius loci si dovrebbe entrare nei panni di un viaggiatore bambino. Osservare con la curiosità del bambino, che riesce a  percepire le cose che lo circondano con occhi ingenui. Per avvicinarsi al genius loci, bisogna quindi essere curiosi, ma non invasivi, bambini ed adulti allo stesso tempo, solo così si riesce a scoprire le meraviglie che ci circondano.

Il percorso Borghi GeniusLoci De.Co., è un percorso culturale, che mira a salvaguardare e valorizzare il “locale”, rispetto al fenomeno della globalizzazione, che tende ad omogeneizzare prodotti e sapori. Il Genius Loci rappresenta l'essenza, l'identità di un territorio; ad esso appartengono le immagini, i colori, i sapori ed i profumi dei paesaggi. Obiettivo del Percorso GeniusLoci De.Co. è recuperare l’identità di un luogo, attraverso anche le valorizzazione delle produzioni di eccellenza e delle tradizioni storiche e culturali dello stesso, al fine di ottimizzarne la competitività.
Il percorso innovativo “Borghi Genius Loci De.Co.”, attraverso il quale si intende incrementare il turismo enogastronomico puntando sulla spiccata tipicità delle pietanze ereditate dalle antiche tradizioni locali, in grado di esprimere l’essenza più autentica e di “raccontare” la storia di un territorio finalizzato a rafforzare l’identità del territorio attraverso l’esaltazione delle rispettive peculiarità gastronomiche, sulla base dell’assunto che una pietanza non serve solo a soddisfare l’appetito ed a fornire all’organismo apporti calorici e nutrizionali, ma riesce anche a “raccontare” la cultura, i valori e le tradizioni dell’ambiente in cui la si cucina e, prima di tutto, la si “pensa”.
«La denominazione comunale (De.Co.) “Borghi Genius Loci” è un atto politico, nelle prerogative del Sindaco, che presuppone una conoscenza del passato, un’analisi del presente ed una progettualità riferita al futuro. Il tutto nell’ottica del turismo enogastronomico, che se ben congegnato e gestito, costituisce una vera e grande opportunità per lo sviluppo dell’economia locale, specie per le piccole comunità rurali, che nei rispettivi prodotti alimentari e piatti tipici hanno un formidabile punto di forza attrattiva nei confronti del visitatore.
«E’ proprio a tavola che si esprime quel “genius loci” che dà il nome all’iniziativa, e che preferiamo al corrispondente termine francese “terroir”: il menù non è solo una sequenza di ghiottonerie atte ad appagare i piaceri del palato, ma va anche e soprattutto inteso come narrazione di un “frammento di civiltà”. Un piatto tipico locale, quindi, è assimilabile ad un’opera d’arte, perché è un unico ed (altrove) irripetibile equilibrio di forze ed energie scaturenti da un determinato e ben definito luogo.
«Illuminante, al riguardo, la definizione che il compianto Luigi Veronelli ha dato del “genius loci”: per il grande enologo, gastronomo e scrittore lombardo, esso è da intendere come “l’intimo ed imprescindibile legame fra uomo, ambiente, clima e cultura produttiva”. Pertanto il Genius Loci si visita nel territorio e si assapora nel piatto».
La bellezza e l'unicità del paesaggio, gli insediamenti storici, la rigogliosa natura ha regalato diversi elementi attrattivi ereditati dalla tradizione ed in grado di affascinare i cosiddetti “viaggiatori del gusto”, ossia quei tanti turisti intelligenti e colti alla ricerca della buona tavola, non solo per apprezzarne le qualità gastronomiche, ma anche per l’intimo e profondo legame tra essa ed il territorio.
Il valore di una De.Co.(Denominazione Comunale) è quello di fissare, in un dato momento storico, ciò che identifica quel Comune. A memoria futura, oppure come occasione del presente per cogliere un’opportunità di marketing. I prodotti agro-alimentari e artigianali racchiudono al loro interno tradizione, cultura, valori, conoscenza locale, e, forse la cosa più importante, l’autenticità del loro territorio di origine. La Denominazione Comunale non è un marchio di qualità, ma il biglietto da visita di una comunità, sulla quale possono operare i sindaci per salvaguardare e valorizzare l'identità di un territorio.
L’istituzione del Borgo GeniusLoci De.Co., consente l'avvio di una fase di sviluppo endogeno del territorio, dove la propria storia e la propria tradizione diventa la "risorsa" su cui investire il proprio futuro.
Per garantire la sostenibilità del percorso occorrono tuttavia quattro principi, la storicità e l'unicità, l’interesse collettivo, condiviso e diffuso e a burocrazia zero Il mito che circonda la maggior parte dei territori rurali di successo, assomiglia a una favola vera fatta di personaggi e di eccezionalità, e di unicità. Aspetti importanti che collocano l’idea dei Borghi geniusLoci De.Co. all’interno di un percorso culturale e di pensiero innovativo volto alla difesa delle peculiarità territoriali. Non potendo legare l'azione di forza alla qualità normata dai Reg. comunitari, sta nell'unicità  dell'identità l'azione vincente.
Il territorio è un prodotto sociale per eccellenza e dunque va trattato e attenzionato come un bene patrimoniale comune da difendere e salvaguardare, per consegnarlo alle generazioni future.
Il “Genius loci", definito da Veronelli quale intimo e imprescindibile legame fra uomo-ambiente-clima-cultura produttiva. «Effetto GeniusLoci» La capacità che deve avere un territorio, di « produrre », grazie al saper fare dell’uomo che possiede il gusto del territorio nel quale riconosce in modo permanente la singolarità ed il valore.
I contenuti Genius Loci:
ORIGINALITA’ (DAL LAT.ORIRI,DERIVARE,NON SOLO DA UN PUNTO DI VISTA TOPOGRAFICO,MA CULTURALE) VUOL DIRE NON ATTENUARE O DISTORCERE LA VOCE DEL TERRITORIO DI PROVENIENZA
NATURALITA’ • PRODURRE SENZA INTERVENTI ESTRANEI ALL’AZIONE DEL TERRITORIO
IDENTITA’ (DAL LAT.IDEM,UGUALE CHE NON CAMBIA NEL TEMPO) E QUINDI FACILMENTE RICONOSCIBILE,PERCHE’ E’ IL SENSO DEL LUOGO

TIPICITA’  NEL SIGNIFICATO DATO DA MAX WEBER NEL 1919 DI QUALCOSA FACILMENTE RICONOSCIBILE PER DELLE CARATTERISTICHE ORIGINALI (UN VISO,UN QUADRO,UN VINO, UN DOLCE, UN PIATTO, ECT)  

mercoledì 10 maggio 2017

NutriSicilia2017

nucciatornatore
PALERMO,
SICILIA CIBO BENESSERE 2017

L'Associazione NutriSicilia ha organizzato la prima edizione Regionale della kermesse “SICILIA CIBO BENESSERE 2017”, un percorso educativo per la rivalutazione della gastronomia siciliana in chiave salutista. Il percorso  rivolto a cuochi professionisti, giovani chef talentuosi e cittadini.

Tutti i concorrenti hanno avuto  il compito di riproporre le ricette della tradizione gastronomica siciliana in chiave più salutista, senza sacrificare il sapore dei piatti tipici del territorio, che dovranno arricchire di gusto sano e genuinità. Un ruolo principe nella tavola di “Sicilia Cibo Benessere 2017” lo ha avuto i grani antichi di Sicilia.
Il prestigioso evento mira a promuovere “la cultura e l'arte culinaria siciliana” ed il patrimonio dei nostri prodotti che dominano la piramide alimentare della Dieta Mediterranea. L'evento ha permesso l'incontro tra produttori, chef, amatori, pubblico, tecnici professionisti di alimenti, nutrizione e salute, e mettendo in rilievo la responsabilità di diverse professionalità coinvolte nel settore della tutela della salute attraverso la nutrizione.  
Il tutto  guidato da una giuria di esperti professionisti della salute, del benessere e della cultura, che affiancando i partecipanti, ha fornito le giuste indicazioni per garantire un equilibrato apporto nutrizionale del piatto preparato e le adeguate osservazioni su quali parametri esaltare in cucina per favorire il cambiamento di stile di vita nei consumatori.  
Un progetto che si propone di consolidare il percorso di cambiamento della cultura culinaria siciliana, senza trascurare la tipicità del gusto delle ricette tradizionali isolane, per riproporle in una chiave più salutista, facendo conoscere al mercato piatti, menù e ricette dal gusto tipico mediterraneo, siciliano, ma più sano.
L'obiettivo è concepire le nostre cucine come un luogo dove ogni giorno si praticano i concetti alla base dello sviluppo sostenibile per l’Uomo e per il Pianeta.

L’evento è patrocinato dall’Assessorato Regionale della Salute, dalla Settimana delle Culture Città di Palermo e dall’Istituto dei Ciechi I. Florio e S. Salamone.  
Tra gli altri hanno partecipato: Dr. Salvatore Requirez Servizio di Prevenzione Assessorato Regionale della Salute, Dr. Giuseppe Carrubba Resp. Internazionalizzazione Ricerca Arnas Civico, Dr. Claudio Mazza Direttore Nuova Ipsa Editore,      Dr.  Nino Sutera coordinatore dell'Osservatorio di NeoRuralità dell'EnteSviluppoAgricolo,  l’Arch. Antonella Italia Presidente di Itimed, e Rossela Sucato, straordinaria ideatrice e organizzatrice dell'evento e del format. Al Prof. Luigi Parello ha vinto la competizione tra gli chef, al quale è stato anche conferito il riconoscimento di chef dei Borghi GeniusLoci De.Co  della lurss.onlus.  I ragazzi dell’Istituto Alberghiero di Castelvetrano, mentre hanno primeggiato nella categoria di giovani chef talentuosi, anche per loro il riconoscimento della lurss.onlus.

 A Giovanna  Marano, Salvatore Requirez, e Rossella Sucato, il riconoscimento della lurss.onlus di 
“Custode dell’Identità Territoriale”















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